[rec] «Diverse voci fanno dolci note». L’Opera del Vocabolario Italiano per Pietro G. Beltrami, a c. di Pär Larson, Paolo Squillacioti e Giulio Vaccaro, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2013, pp. 272, in «La Rassegna della Letteratura It

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[rec] «Diverse voci fanno dolci note». L’Opera del Vocabolario Italiano per Pietro G. Beltrami, a c. di Pär Larson, Paolo Squillacioti e Giulio Vaccaro, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2013, pp. 272, in «La Rassegna della Letteratura Italiana», anno
  ANNO 118° SERIE IXN. 1LE LETTERE / FIRENZEGENNAIO-GIUGNO 2014  Periodico semestrale D IRETTORE : Enrico GhidettiC OMITATO   DIRETTIVO : Novella Bellucci, Alberto Beniscelli, Franco Contorbia, Giulio Ferroni,Gian Carlo Garfagnini, Quinto Marini, Gennaro Savarese, Luigi Surdich, Roberta TurchiD IREZIONE   E   REDAZIONE :Enrico Ghidetti, Via Scipione Ammirato, 50 - 50136 Firenze; e-mail: segreteria@lelettere.itS EGRETERIA   SCIENTIFICA   E   REDAZIONE :Elisabetta BenucciA MMINISTRAZIONE :Casa Editrice Le Lettere, via Duca di Calabria 1/1 - 50125 Firenzee-mail: staff@lelettere.it www.lelettere.it I MPAGINAZIONE : Stefano Rolle D IRETTORE   RESPONSABILE : Giovanni GentileA BBONAMENTI :LICOSA - Via Duca di Calabria, 1/1 - 50125 Firenze - Tel. 055/64831 - c.c.p. n. 343509e-mail: licosa@licosa.com www.licosa.com Abbonamenti 2014: SOLO   CARTA : Italia   150,00 - Estero   180,00 CARTA  + WEB : Italia   185,00 - Estero   225,00 Tutti i materiali (scritti da pubblicare, pubblicazioni da recensire, riviste) dovranno essere indirizzati presso la Casa Editrice Le Lettere. Manoscritti, dattiloscritti ed altro materiale, ancbe se non pubblicati, non saranno restituiti.  Iscritto al Tribunale di Firenze n. 1254 - 25/7/1958. Stampato nel mese di febbraio 2014 dalla Tipografia ABC  - Sesto Fiorentino ( FI )  Rassegna bibliografica Origini e Duecento, a c. di L. Surdich, pag. 117 - Dante, a c. di G. C. Garfagnini, pag. 132 -Trecento, a c. di E. Bufacchi, pag. 141 - Quattrocento, a c. di F. Furlan, pag. 169 - Cinquecento,a c. di F. Calitti e M. C. Figorilli, pag. 193 - Seicento, a c. di Q. Marini, pag. 229 - Settecento, a c.di R. Turchi, pag. 261 - Primo Ottocento, a c. di V. Camarotto e M. Dondero, pag. 281 - SecondoOttocento, a c. di A. Carrannante, pag. 304 - Primo Novecento, a c. di L. Melosi, pag. 316 - DalSecondo Novecento ai giorni nostri, a c. di R. Bruni e A. Camiciottoli, pag. 338 - Varia, pag. 361Sommari-Abstracts . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .369 Saggi C HRISTIAN  G ENETELLI ,  I «frammenti Monaldiani» ritrovati e nuovi restauri all’Epistolariodi Giacomo Leopardi   . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .5Q UINTO  M ARINI ,  Dopo il romanzo. La Storia della colonna infame . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .24 Archivio R  ICCARDO  T ACCHINARDI , Fascismo e bolscevismo. Uno scritto politico ineditodi Romano Bilenchi (1937-1938)  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .39 Note M ARCO  S TERPOS ,  Istanze di riforme religiose nelle opere di Giusti   . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .77M ANUELA  S AMMARCO ,  Il dibattito sul genere idillico tra Giuseppe Tavernae Antonio Rosmini   . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .100 SOMMARIO  117 RASSEGNA   BIBLIOGRAFICA ORIGINI E DUECENTO A   CURA   DI   LUIGI   SURDICH M ARCELLO  B ARBATO , Possette , «Lingua Nostra», 2012, LXXII, 3-4, pp. 85-88. Riprendendo le due ipotesi principali sull’srcine della forma  possette  attestata negli antichi Placiti ‘campani’, ovvero l’ipotesi analogica formulata da Rajna e ripresa dagli studiosi successivi sino a Castellani (* POSSE - DUIT  > *  possedde  >  possette  per analogia con stette ) e quella fonetica di Salvioni (*  possedette  > *  posseette  >  possette ), B. segnala la presenza di forme nell’«Italia meridionale antica [...], con intensità decrescente da Sud a Nord» (p. 86) in cui temi verbali con consonante sonora presentano un perfetto con la corrispondente sorda geminata (ad es. appi   da HABUIT , dippi   da DEBUIT  ecc.). Queste forme, assenti a Nord della Campania, relativamente salde a Napoli e ben attestate in Sicilia, sono state spiegate anch’esse come analogiche ma difficilmen-te potrebbero essere razionalizzate tutte in questo senso o tramite contaminazione. La spiegazione avanzata da B. è che esse rappre-sentino un esito degli srcinari nessi [ β  w] e [dw] in [pp] e [tt], con raddoppiamento e desonorizzazione, in analogia con quanto accaduto in sardo, e che, srcinariamente diffuso «in Campania settentrionale e in una data molto alta [...], appare in regressione a Napoli e [...] in età moderna è conservato solo nei dialetti meridionali estremi» (p. 88). [  Marco Berisso ] P AOLO  G RESTI ,  La lirica italiana delle Origini tra scoperte e nuove edizioni  , «Te-sto», 2010, LIX, pp. 125-147. A fronte di una lucida e accurata definizio-ne dello status quaestionis sulle più antiche testimonianze liriche italiane portate alla luce e pubblicate tra la fine degli anni ’90 del Nove-cento e la metà del decennio scorso da Alfredo Stussi, Claudio Vela e Giuseppina Brunetti – il riferimento è, rispettivamente, ai due testi tràditi dalla Carta ravennate ( Quando eu stava in le tu cathene  e Fra tuti quî fece lu Creatore ), al frammento piacentino ( O bella bella bella )   e alle quattro strofe di  Isplendiente stella d’albore  di Giacomino Pugliese, trascritte nel codice miscellaneo C 88 della Zentralbibliothek di Zurigo (pp. 125-135) –, l’A. si interroga sulla capacità o meno di tali ritrovamenti di «mu-ta re   in modo sostanziale il quadro delle nostre Origini» (p. 135).In relazione dunque alle “tracce” offerteci dai cinquanta decasillabi della canzone raven-nate, dai cinque endecasillabi del suo probabi-le refrain-citation  (così interpretato da Maria Sofia Lannutti) e dal breve testo, purtroppo mutilo, del frammento piacentino – dei quali si ribadisce, con Lino Leonardi, il carattere non più che marginale ed episodico, ben lungi dal corroborare l’ipotetica esistenza di una “scuo-la” e di una “tradizione” settentrionali tra XII e XIII secolo –, G. perviene alla conclusione che esse vadano senz’altro collocate «al fianco delle strofe italiane di Raimbaut de Vaqueiras come disarticolate anticipazioni delle poten-zialità poetiche della lingua di sì piuttosto che come pallidi relitti del naufragio di una letteratura precedente la Scuola siciliana» (p. 137). Un dubbio sugli esordi di quest’ultima è invece sollevato dal frammento apografo di  118 RASSEGNA   BIBLIOGRAFICA Giacomino, la cui precoce trascrizione tra il febbraio 1234 e l’agosto 1235 (nella proposta di datazione avanzata, anche in virtù degli altri testi contenuti nella miscellanea, dalla Bru-netti) sembrerebbe incentivarne un leggero arretramento rispetto al decennio stabilito, assieme all’assoluta primazia del Notaro, da Contini (1230-1240).La presenza poi, tanto sulla Carta raven-nate quanto sul frammento piacentino, di un corredo notazionale connesso all’esecuzione dei testi ha rilanciato, secondo l’A. «in modo poco congruo» (p. 138), l’annosa questione del “divorzio” tra musica e poesia che avrebbe segnato, nella nota e rievocata tesi di Aurelio Roncaglia, il passaggio dall’esperienza lirica provenzale a quella, fondativamente diversa, dei Siciliani. Dopo aver infatti evidenziato, dal canto suo, come il vero problema non sia l’as-senza tout court   della musica (e di prove sulla messa in musica) nel panorama della prima lirica italiana, bensì il fatto che vi venga meno «lo stretto legame tra parole e musica nell’atto creativo » (p. 140) e che, contrariamente a quanto accade per la poesia galloromanza, «per la lirica italiana aulica non abbiamo al-cuna testimonianza manoscritta che avvalori l’ipotesi dell’accompagnamento musicale» ( ibidem ) ad opera di un poeta-musico – aspet-to, questo, «a volte un po’ superficialmente svalutato [...] da parte dei fautori del “connu-bio”» (p. 141) –, l’A. torna a operare, sempre sulla scorta di Leonardi, una netta distinzione tipologica tra la tradizione siciliana e “tracce” appartenenti ad un’area settentrionale in cui, «più che altrove nella Penisola, hanno avuto successo le liriche, musicate, dei trovatori» (p. 143) e «dalla quale provengono numerosi canzonieri trobadorici» ( ibidem ).Nell’ultima parte dell’articolo (pp. 143-147), G. passa quindi a rilevare e discutere due punti di criticità insiti nella recente edi-zione Mondadori, da lui già recensita nel 2009, dell’intero corpus  siciliano e siculo-toscano (  I  poeti della scuola siciliana . Edizione promos-sa dal centro di studi filologici e linguistici siciliani, Milano, Mondadori, 2008, 3 voll.): il tentativo cioè di tracciare, con l’introduzione della labile etichetta di Toscano-siculi, un netto discrimine critico entro l’esperienza, già di per sé polimorfa, dei cosiddetti Siculo-toscani (a seconda dell’emancipazione o meno dal grande modello della Scuola) – tentativo che, «ben lungi dal semplificare il panorama, sembrerebbe anzi arruffare ancor di più, e senza motivo, una matassa già aggrovigliata» (p. 145) – e l’inconsistenza delle prove che, sul versante dell’analisi metrico-prosodica, spingono Costanzo Di Girolamo e quasi tutta l’ équipe editoriale impegnata, sotto la sua di-rezione, nel secondo volume dell’opera ( Poeti della corte di Federico II  ) ad ammettere anche per i Siciliani l’uso della cesura epica (di cui si sarebbe persa l’evidenza a causa del mancato riconoscimento da parte dei precedenti edito-ri). A tal proposito, G. conclude con un’esor-tazione metodologica a maggiori riflessioni e cautele che passino, oltre che naturalmente per il beneficio d’inventario con cui ci si dovrebbe approcciare, giusta una tradizione spesso uni-testimoniale come quella della lirica siciliana, al dato manoscritto, per «un’accurata indagine preventiva sulla cesura epica nei trovatori, per capirne la reale consistenza» (p. 146), e per la sempre viva possibilità, nei casi di esuberanza sillabica del verso, di «ammettere senza eccessive resistenze qualche ipermetro autenticamente d’autore, come qualche volta si deve ammettere l’assonanza per la rima» (p. 147). [ Nicola Panizza ] P AOLO  G RESTI , Osservazioni sulle liriche del codice parigino B.N. F. Nouv. Acq. fr. 7516  , «Studi di Filologia Italiana», 2012, LXX, pp. 5-44. G. riprende nel suo studio il corpus  conser-vato nelle carte conclusive del parigino Nouv. Acq. fr. 7516, quella piccola silloge di testi (8 in volgare di sì, uno in francese e uno in pro-venzale) ascrivibile all’ambiente culturale della Mantova tra Due e Trecento che già interessò Contini. La collocazione cronologica della sequenza va distinta tra quel che riguarda la ballata  Suspirava una pulcela , scritta da una prima e più antica mano che aveva copiato qualche altro testo (o frammento di testo, come si ipotizza a p. 8) oggi quasi totalmente illegibile, e le altre nove poesie, trascritte da una mano successiva. Per queste ultime l’A. ipotizza un medesimo autore e, addirittura (seppure con molte cautele), una consequen-zialità (evidenziata da una serie di richiami lessicali e di rime che coinvolgono anche i due testi alloglotti e che vengono indicati in dettaglio da G. alle pp. 10-12) che tradirebbe la volontà di costruire un piccolo canzoniere
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