La nuda rupe e il Tevere straniero. Roma prima dei suoi dèi

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Vv. 1-8 of Propertius, Elegies, 4.1 are analysed from both a textual and an anthropological standpoint
  La nuda rupe e il Tevere straniero.Roma prima dei suoi d è i* In primo luogo, adempio volentieri al topos  proemiale di esprimere la mia gratitudine perl’invito a questa ventunesima sessione del convegno properziano di Assisi: è  un onorecondividere queste giornate con studiosi di chiarissima fama, di alcuni dei quali ho avuto laventura di essere allievo in momenti diversi della mia formazione; se poi, come nel miocaso, l’invito costituisce anche un gradito ritorno, a distanza di sei anni, nella prestigiosacornice che ospita i nostri lavori, l’onore risulta duplice, e con esso la riconoscenza.1. La pagina che ho scelto come oggetto della mia comunicazione è  tra le pi ù  note diProperzio: si tratta dell’apertura dell’elegia 4, 1, e in particolare dei primi otto versi diquesto testo denso e affascinante: Hoc quodcumque vides, hospes, qua maxima Roma est,ante Phrygem Aenean collis et herba fuit;atque ubi Navali stant sacra Palatia Phoebo,Evandri profugae concubuere boves.Fictilibus crevere deis haec aurea templa,nec fuit opprobrio facta sine arte casa;Tarpeiusque pater nuda de rupe tonabatet Tiberis nostris advena bubus erat. Non c’ è  bisogno di ricordare, in un contesto come questo, quali e di quale rilievo siano lequestioni e direi le sfide che una pagina del genere pone agli esegeti properziani, a tutti ilivelli: questioni che l’accumularsi della bibliografia, e in particolare la contestualeapparizione, in tempi recenti, di due amplissimi commenti al quarto libro, non sono bastati adissipare del tutto. Opinioni divergenti sussistono tuttora sul carattere unitario dell’elegia oviceversa sull’opportunit à  di distinguere in essa due pezzi indipendenti, il primo coincidentecon i primi settanta versi, il secondo con la replica dell’astrologo Horos, magari aggiunta inun secondo momento per giustificare ex post   il presunto fallimento del progetto eziologico 1 ; 1 * Nel licenziare queste pagine desidero dichiarare i miei debiti con quanti le hanno rese migliori, pur senza portarealcuna responsabilità per carenze e lacune che dovessero tuttora contenere. Ringrazio anzitutto Paolo Fedeli per l’onorevole invito a prendere parte al convegno; quindi aurizio !ettini e "raziana !rescia per aver letto una primastesura del lavoro e avermi prodigato suggerimenti e commenti; in#ine, "iuseppe $imatteo %%% per l’aiuto prestato nelreperimento del materiale bibliogra#ico. &roppo #rettolosamente la questione era data per chiusa da 'armon ()+-, p.) a #avore dell’unitarietà del componimento, laddove in tempi recenti "/nther (011- ha de#inito 2#airl3 certain4 ladivisione in due elegie (p. 5+; "/nther peraltro #a terminare la prima al v. 6, ritenendo interpolati 7-. 8’unità  una dossografia anche essenziale evidenzia differenti interpretazioni in meritoall’atteggiamento del poeta, tra quanti enfatizzano il pieno allineamento augusteo diProperzio e parlano dell’elegia come di un raffinato esercizio di adulazione e quanti invecerilevano sottili prese di distanza rispetto alla realt à  del principato 2 ; per alcuni il testo intendesottolineare lo iato incolmabile tra passato e presente, cogliendo in quest’ultimo i segni, oalmeno i rischi, di un degrado morale, per altri, viceversa, esso punta a mettere in lucel’ininterrotta continuit à  tra l’epoca remota delle origini e la contemporaneit à , per altriancora Properzio intende problematizzare le stesse nozioni di continuit à  e discontinuit à intorno alle quali si costruisce il progetto eziologico del quarto libro 3 . N é   è  mancato chiabbia avvertito proprio nel quadro della Roma primitiva toni tutt’altro che cordiali, comedimostrerebbero ad esempio l’assenza di qualsiasi allusione al mito dell’et à  dell’oro o lasottolineatura di aspetti legati pi ù  al labor   e alla militia  che non all’ otium  e alla  pax privilegiati in analoghi quadri di poeti contemporanei, a partire da quello tracciato daTibullo nell’elegia a Messalino; e l’escussione delle posizioni adottate dagli studiosipotrebbe essere arricchita senza difficolt à 4 .Infine, anche sul piano testuale la sezione che abbiamo delimitato non manca di porrespinose questioni, che toccano almeno due dei versi oggetto della nostra attenzione. Al v. 4la tradizione legge concordemente  Evandri profugae concubuere boves , ma il verbo hasollevato perplessit à  sin dall’et à  umanistica e ancora in tempi recenti: le connotazioni dicarattere sessuale legate pressoch é  invariabilmente al verbo concumbere , al pari del restodel suo derivato concubitus , appaiono a molti poco pertinenti nel contesto evocato daProperzio, bench é  non manchino studiosi che le ritengano al contrario frutto di unadeliberata scelta del poeta; in alternativa è  stato suggerito  procubuere , che esprimerebbe il dell’elegia 9 rivendicata tra gli altri da ac8eod ():- e, con qualche cautela, da 'utchinson (011-, p. ). onvintisostenitori dell’opportunità di dividere l’elegia in due componimenti separati sono invece iller ():+-, p. 5+), <idd():- e urgia ()+-, preceduti tra gli altri da =andbach ()0-, pp. 0670:), nel quale si trova discussa anche la bibliogra#ia anteriore. >n occasione del convegno, arlo =antini si 9 autorevolmente espresso a #avore dell’ipotesiunitaria. 2  $i 2re#ined piece o# adulation4 parla =tahl ()+-, p. 0, di 2piece o# patriotic #latter34 a3er (011:-, p. )+, di 2convinta partecipazione alla celebrazione del programma augusteo4 8uisi (011+-, p. 6)). Prese di distanza e toni ironici o persino sovversivi colgono invece =ullivan ():-,  pp. )6) e )66; ?d@ards ()-, p. ; A’RourBe (01)1-, p. 6::. Cna posizione intermedia D adesione augustea ma senza perdere il distacco che si conviene al poeta elegiaco D sembra quella di von Elbrecht ()+5-, p. . 3  8a questione 9 a##rontata da quasi tutti gli studi sull’elegia, dato che dalla sua soluzione dipende l’interpretazione complessiva di questo testo e dell’intero quarto libro, e con particolare ampiezza da $e!rohun (0115-, pp. 617); all’interno della bibliogra#ia cui ho avuto accesso c#r. poi an =icBle ():6-, p. )06; ac8eod ():-, pp. )6)7)60; 8a Penna ()::-, p. 1; Richardson ()::-, p.6)6; FoG ()-, p. )6; Hanan (011)-, p. 610; Ielch (011-, p. 00; Fantham (01)0-, pp. 5)575)6. Fedeli, $imundo, iccarelli (01)-, p. )0. Cn po’ elusivo Rouveret (011)-, p. 0:. 4  Juest’ultima tesi 9 sostenuta con particolare insistenza da Roth@ell ()-.  movimento degli animali che si abbattono al suolo prostrati dalla stanchezza del lungoviaggio, ma al quale è  stata mossa a sua volta la duplice obiezione di presentare una diversamisurazione metrica del prefisso  pro - rispetto al termine  profugae  immediatamenteprecedente e comunque di allitterare spiacevolmente con quest’ultimo 5 .Se per ò  il senso del v. 4 rimane sostanzialmente ben individuato, pi ù  complesse sono ledifficolt à  che pone il v. 8, et Tiberis nostris advena bubus erat  , anche perch é  qui latradizione manoscritta si presenta difforme, con una parte dei codici che reca tutus  in luogodi bubus , indice forse di un disagio interpretativo gi à  risalente nel tempo. Anche in questocaso, la paradosi ha dato luogo ad un ampio ventaglio di soluzioni: alcune ritoccano la solainterpunzione del testo, altre propongono interventi pi ù  o meno invasivi di ristrutturazionedell’intero pentametro; si è  supposto che bubus  si sia abusivamente infiltrato nel testo apartire dalle  profugae boves  di Evandro, ma anche, al contrario, che Properzio intendessesuggerire al lettore che proprio di quella stessa mandria si trattava in entrambi i versi; si è speculato sul significato di advena , fiume “straniero” in quanto etrusco o semplicementeperch é  proveniente da terre lontane; si è  intervenuti su bubus  mutandolo in murus , ma anchesu nostris  rettificandolo in rostris , con la parallela correzione di bubus  in clausus  e laconseguente ipotesi che il poeta evocasse l’immagine di un fiume non ancora navigabile;fino alla scelta di ricorrere alle croci della disperazione, di fronte alle difficolt à  del testotr à dito e all’assenza di motivazioni davvero cogenti per accogliere una qualsiasi delle sueproposte di emendazione, fatta nel recente commento al quarto libro curato da Paolo Fedeli,Rosalba Dimundo e Irma Ciccarelli 6 .2. Per fortuna, dal nostro punto di vista tutte le questioni che abbiamo succintamenteevocato risultano tutto sommato marginali; gli aspetti che vorrei mettere in luce nei versid’apertura dell’elegia properziana si inquadrano piuttosto entro un orizzonte di carattereantropologico, meglio allineato con le mie competenze rispetto ad un esame strettamente 5    Procubuere (ritenuto correzione 2almost necessar34 da !utler e !arber, )55, ad loc .- 9 stato sostenuto in particolare da Fedeli (011+-, le cui considerazioni sono riprese in Fedeli, $imundo, iccarelli (01)-, ad loc . Per "/nther (011-, p. 5, nota 0+ la correzione 2ma3 @ell be right4; 9 comunque arduo di#endere il testo tràdito con il rimando all’uso di concubitus  in 6, +, 5, come  pretende il medesimo studioso ( ibid  .-, anticipato peraltro da =hacBleton !aile3 ()-, p. 0). Ritengono invece sostenibili o persino intenzionali le allusioni di carattere sessuale Robinson (011-, p. 016; 'e3@orth (011-, p. 6)6 (il quale opina che 2una scena di sesso bovino sul sito del #uturo tempio produce un contrasto molto e##icace4-; outelle (01)-, ad loc ., con la motivazione un po’ sconcertante che il testo properziano contiene 2nombreuG sous7entendus seGuels4. 6  i limito qui ad un nudo elenco di rimandi bibliogra#iciK !ooth ()+:-; urgia (0110-, pp. %%%;'utchinson (011-, ad loc .; Ihite (011-, pp. %%%; 'e3@orth ()+-, pp. 01+701 e (011-, pp. 6)676); Pinotti (01)-, pp. %%%. 8a vecchia congettura di Postgate rostris  LM clausus  9 accolta di recente da $ominic3 (01)6-, pp. +7++, seguito da outelle (01)-, ma con osservazioni a mio avviso assai discutibili in merito alla presunta assonanza di quest’ultimo termine con i nomi Claudius O Claudia .  critico-testuale. Quello che mi preme enucleare da questo incipit   sono insomma alcunecategorie che attengono al modo in cui la cultura romana percepisce le srcini della citt à  equelle dei suoi d è i.Dal primo punto di vista, nei versi di Properzio sembra emergere con chiarezzal’enfatizzazione di un aspetto peculiare del mito romano delle srcini, quello del carattereradicalmente esogeno delle srcini stesse. Come è  stato rilevato in uno studio recente, ilracconto sulla fondazione della citt à  e sugli eventi che l’hanno preceduta mostra un’ampiapresenza di refugee narratives , e dunque di storie che hanno per protagonisti profughi edesuli. Il fatto di dovere la propria srcine ad un fondatore straniero è  naturalmente tutt’altroche un unicum  nel mito antico, mentre a costituire un’eccezione sono semmai lerivendicazioni di autoctonia; è  per ò  «l’assoluta preponderanza di figure di profughi ( refugee figures ) nelle storie sull’srcine di Roma a rappresentare un’anomalia»: da Giano a Saturno,da Evandro ad Enea, da Ercole fondatore dell’Ara Massima agli stessi Absrceni, autoctonidel Lazio secondo una parte della tradizione, popolo errante venuto da lontano secondo altriautori, per i quali il loro stesso nome sarebbe derivato dalla corruzione di un srcinario edeloquente  Aberrigenes 7  . Nella cultura romana, e con particolare rilievo proprio in quella diet à  augustea, il sito destinato a ospitare la futura citt à  di Roma sembra percepito come unasorta di spazio vuoto, una tabula rasa  primordiale che progressivamente si popola di figure,spazi, emergenze abitative, significati. Nell’operazione di invenzione e di attribuzione disenso alle proprie srcini, i Romani compiono una scelta decisa a favore della eteroctonia: è ben noto un passo del primo libro liviano in cui lo storico allude con ironia ai fondatori dicitt à  che mentendo ne fanno nascere dalla terra i futuri abitanti, quegli abitanti che Romolonon esita invece a raccogliere ricorrendo al disinvolto espediente dell’asilo – a sua volta unmoltiplicatore di rifugiati 8 .Ora, a me pare che i vv. 1-8 di Properzio tendano a insistere proprio su questo aspetto: diEnea si sottolinea la provenienza dalla regione della Troade, attraverso un aggettivo, Phryx ,a torto considerato ambiguo da alcuni interpreti particolarmente inclini alla dietrologia, chehanno voluto cogliere in esso allusioni alla fama di effeminatezza legata ai Frigi in una partedella tradizione 9 ; con elegante variatio , per l’arcade Evandro l’aggettivo che ne sottolineal’srcine straniera e lo statuto di profugo non è  attribuito all’eroe stesso, ma alle suegiovenche, le gi à  ricordate  profugae boves ; quanto al Tevere, l’esegesi tradizionale vede in advena  un’allusione alla sua natura di fiume “etrusco”; si è  supposto talora che il termine 7  Elludo a Parsha7=tecum (011+-, dalla cui p. :1 proviene la citazione nel testo. =u ?rcole come advena  c#r. la nota di =ervio a irgilio,  Aeneis , +, 0; sulla paretimologia  Absrcenes    Aberrigenes  $ionigi di Elicarnasso,  Antiquitates Romanae , ), )1, 0; Origo gentis Romanae , 6, 0. 8  #r. 8ivio, ), +, , su cui va visto, tra gli altri, !riquel ()6-. 9  =ul punto insiste particolarmente A’RourBe (01))-, pp. 7. osQ poi Robinson (011-, p. %%%, ma anche il commento di outelle (01)-, p. 5, per il quale l’epiteto 9 teso a 2dsacraliser le hros4.  sia usato da Properzio non gi à  nel normale significato di “straniero”, ma in quello di“proveniente da un altro luogo”, ma gli esempi citati dai commenti in riferimento ai fiumisono tutti post-properziani e probabilmente derivati proprio dalla nostra elegia; del resto, diquale fiume si pu ò  negare che venga da un luogo lontano? In ogni caso, quale che sia ilpreciso significato da attribuire a advena , resta che il termine prescelto da Properzio tende afare persino del Tevere – in realt à  un elemento stabile e permanente del paesaggio di Roma– un attore intervenuto in un secondo momento, una sorta di immigrato in un territorio chesrcinariamente non ne prevedeva la presenza: del fiume si sottolinea l’aspetto dinamico,mobile, assimilandolo cos  ì  alle figure degli altri advenae menzionati nei versi precedenti, daEnea ad Evandro 10 . Da questo punto di vista, mi chiedo anzi se anche l’innominato eimprecisato hospes  del verso d’esordio, sul quale torneremo nella chiusa di questointervento, non possa considerarsi a sua volta parte del flusso centripeto che converge daogni dove in direzione di Roma, come se la citt à  fosse il polo di attrazione di un movimentoche è  iniziato nei tempi remoti del mito ma che non ha cessato di esercitare i suoi effetti, sepu ò  ancora chiamare a s é  dalle periferie del mondo nuovi soggetti e integrarli nel propriotessuto 11 .Rovesciando la prospettiva, in un celebre passaggio della prima ecloga virgiliana l’atto di“bere ad un fiume straniero” diventa icona della condizione dell’esule: se sin da Omero epoi ripetutamente nella tradizione poetica successiva un popolo pu ò  essere identificatoattraverso la menzione del fiume al quale attinge l’acqua, i Germani e i Parti virgiliani che siscambiano i rispettivi corsi d’acqua  pererratis amborum finibus  sono l’espressione delviolento sradicamento che consegue ad ogni esilio 12 . È  possibile, pur nell’incertezza testualedel verso, cui abbiamo fatto inizialmente riferimento, che qui Properzio stia applicando ilmedesimo motivo agli animali, estranei al Tevere tanto quanto il fiume lo è  per loro: lacondizione di profugo e lo sradicamento spaziale riguardano in pari misura uomini eanimali. 10  $unque non si tratta a##atto di un epiteto 2au caract9re ornemental4, come ritengono $ominic3 (01)6-, p. + e sulla sua scorta outelle (01)-, ad loc .K lo diventa, certo, accettando la ristrutturazione del verso accolta dai due studiosi, ciS che rappresenta a mio avviso un motivo per rigettare quella ristrutturazione. N mi 9 chiaro in che senso iarre (011- ad loc . parli a proposito di advena  di 2une sorte d’pith9te homrique4. >n generale sul punto c#r. 8o@rie (01))-, p. , che individua opportunamente come motivo uni#icante di tutti gli otto versi incipitari una 2progressive integration o# non7native elements4. 11  8’identità TinclusivaU di Roma 9 valorizzata, com’9 noto, anche nei versi successivi dell’elegia  proemiale, che alludono all’apporto sabino ed etrusco alle srcini della città (vv. 075)-; di quella identità 9 del resto prova lo stesso Properzio, la cui matrice biogra#ica umbra 9 non a caso sottolineata nello stesso verso in cui il poeta si de#inisce Tallimaco romano U (v. 6K Umbria  Romani patria Callimachi -. 12  #r. irgilio,  Bucolica , ), )70, da vedere con il commento ad loc . di ucchiarelli (01)0-, p. )0.
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