ALLE SORGENTI DEL GANGE. Tra i ghiacciai del sacro Garhwal, nell’Himalaya. Dove nasce il fiume venerato da un miliardo di indiani. Terra di asceti, pellegrini e santuari

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Every spring millions of pilgrims have to set off the long march to reach the Ganges sources, on the Himalayan heights in the Garhwal region, the most sacred journey for the Hindu believers.
  PLACE TO BE GANGE DI SANDRO ORLANDOFOTO DI PETE MCBRIDE  alle sorgenti del Tra i ghiacciai del sacro Garhwal, nell’Himalaya. Dove nasce il fiume venerato da un miliardo di indiani. Terra di asceti, pellegrini e santuari.  La pi ù  spettacolarevetta della regione,lo Shivling, si elevasopra le sorgenti diGaumukh e la pianadi Tapovan.  126 STYLE MAGAZINE  N   ELLEIMMAGINETTE  votiveche adornano i calendariindiani, il Gange è raffiguratocome una dea che si abbattedalle nubi monsoniche contutta la sua forza distruttiva. A limitarne l’impatto sono le foreste dellemontagne, manifestazione della potenza di Shiva,il dio dell’Himalaya, imperturbabile mentremedita, seduto su una pelle di tigre con le gambeincrociate, con l’acqua che gli scorre in millerivoli tra i capelli. La «Madre Ganga» nasce tra i ghiacciai della catena montuosa più alta delmondo, nella regione del Garhwal, 500 chilometria Nord-Est di Delhi; e termina la sua corsa 2.500chilometri più a Sud, nel golfo del Bengala,dopo aver spazzato via i veleni delle pianure cheuniscono Varanasi a Calcutta, in una delle aree piùaffollate e inquinate del subcontinente.Questo percorso «dal cielo verso l’oceano» fa parte dell’immaginario di ogni indiano, di quella geografia emozionale che è il risultato di millennidi tradizioni, leggende e pratiche devozionali.Nell’acqua sacra del Gange milioni di indianicompiono le loro abluzioni e purificazioniquotidiane; s’insaponano e risciacquano, fannogargarismi e sputano rumorosamente; cremanoi morti e pregano. E dopo averci fatto qualche bracciata, la bevono pure, nella convinzione chene basti anche una goccia per purificare il corpoe lo spirito, lavare i peccati e liberare dal  samsara ,il ciclo di morte e rinascita. Noncuranti dei livellialtissimi di colibatteri che finiscono nel fiumeinsieme a liquami e scarichi fognari, in un paesein cui 600 milioni di persone non hanno accessoa una toilette, e ogni minuto un essere umanomuore di dissenteria. Ma questa è appuntola «Madre Ganga», che come sanno i bramini,«prende tutto ciò che i suoi figli le danno, senza protestare». Pure «cacca e piscio».I due più importanti poemi epici della letteratura indiana, il  Ramayana  e il  Mahabharata , si possono leggere come le cronachedelle grandi dinastie da cui ha avuto srcinela storia dell’induismo, rispettivamente la stirpe delsole e quella della luna. Composti da asceti cheavevano scelto di vivere in totale isolamento, nella foresta o in riva a un fiume, questi poemi incisisu cortecce di betulla rielaboravano esperienze che Nell’acqua delGange gli induisticompiono abluzioniquotidiane. I fedelisi bagnano portandovassoi colmi di fi orie incenso. Cantie preghiere (fotosopra) precedonol'immersione. PLACE TO BE BASTAUNASOLAGOCCIAPERPURIFICARE  ILCORPOEL'ANIMA ,LAVAREIPECCATIELIBERAREDALCICLODIMORTEERINASCITA   Sopra Gangotri,a oltre quattromilametri di quota, unostambecco salta suuno dei corsid’acqua gelata chealimentano il Gange.Il sentiero che portaal ghiacciaio èfrequentato d’estatedai pellegrini.  128 STYLE MAGAZINE sono attuali ancora oggi, nell’anno 2072 (secondoil calendario lunare Vikram).  Sannyasa  in sanscritoindica la fuga dal mondo, e la rinuncia a tutto. Ognianno in India milioni di uomini e donne, dopo una normale esistenza di padri e madri, impiegatie professionisti, si allontanano dalle loro famiglie,privandosi di tutti i beni, affetti e desideri, pure delloro nome e passato, per diventare  sannyasin ,rinunciatari; e all’età in cui noi andiamoin pensione, cominciano a girovagare di tempioin tempio, per vivere una vita di elemosinee contemplazione. «Finché questo succederà e la popolazione continuerà a nutrire i  sannyasin ,e ad aver rispetto di loro, l’India rappresenterà un’alternativa esistenziale e filosofica almaterialismo che oggi domina il resto del mondo»,scriveva Tiziano Terzani nelle sue  Lettere controla guerra , pubblicate dal  Corriere della Sera all’indomani dell’attacco alle Torri gemelle.Progresso tecnologico, benessere economicoe globalizzazione non hanno fatto che accentuarequesta dimensione spirituale e religiosa (l’avventoal potere dei nazionalisti indù del premierNarendra Modi ne è l’espressione), cos ì  che oggiin India si contano più luoghi di culto che scuolee ospedali messi insieme; e i pellegrinaggicostituiscono oltre la metà dei viaggi organizzati. C ONILDISGELO delle prime nevi,nella seconda metà di aprile,la regione himalayana del Garhwal,nello stato dell’Uttarkhand, riprende vita. La stagione estiva è breve,le prime piogge cominciano a luglio e vannoavanti fino a settembre, dopo di ché arriva l’inverno. Almeno dal IX secolo, quando gli induistirespinsero i monaci buddisti da queste alture,  Dev Bhumi , la terra degli dèi, è una meta di pellegrinaggio.Il  Cham Dham Yatra  è il grande viaggio cheogni indiano devoto compie almeno una volta nella  vita, risalendo il corso del Gange fino alle suequattro sorgenti, sulle montagne dell’Himalaya, perripercorrere l’eremitaggio narrato alla fine dei  Mahabharata  dai fratelli Pandava, nel loroavvicinamento verso il cielo. Prima che fosse Durante la stagioneturistica i bazardi Rishikesh e lealtre citt à  sul Gangesi riempionodi souvenir religiosicome collanine,rosari, erbe e radicimiracolose. Trai venditori ci sonoschiere di ciarlataniche s’appro fi ttanodell’ingenuit à  deifedeli.
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